Curiosità, Ispirazione, Vita da artigiana

Il mio primo Anno di Attività: gioie e dolori di un’artigiana in pandemia

Era l’11 Marzo del 2020, il mondo si stava capovolgendo, e su una strada deserta io guidavo verso il mio sogno…poetico no? La verità è che quel giorno non lo avrei mai immaginato così, un giorno che fu colmo di soddisfazione e felicità ma anche di paura e incredulità. Era l’11 Marzo del 2020 e io stringevo, persa nell’aria, la mano a un metro di distanza dall’ufficiale del comune che mi stava consegnando i punzoni legali per i preziosi. Mi sorrise, felice della mia felicità ma visibilmente a disagio per quello che stavamo per affrontare: <<Bhè signorina…che dire? Le faccio i miei più sinceri auguri, le ci vogliono.>>. Io corsi nel bagno del comune, mi ci chiusi dentro e iniziai a saltare dalla gioia, continuavo a stringere nelle mani quei 4 pezzetti di metallo, soprattutto continuavo a guardare estasiata 106LI, lo avevo desiderato così tanto che ancora non credevo fosse lì davanti ai miei occhi. Ci ho messo quasi 2 anni per arrivare a poter aprire P.Iva e diventare una cittadina che paga le tasse, vive (o almeno ci prova) del proprio lavoro artigianale e credetemi sono stati anni duri, di incertezze ed enormi paure, ma erano lì, ci ero riuscita, e benchè il mondo si stesse capovolgendo io camminavo nel mio vestito elegante ad almeno 2 metri da terra. Sono uscita dall’ufficio metrico e ho chiamato la mia mamma, poi il mio compagno di vita che tanto aveva sopportato le mie ansie (…e incredibile ancora lo fa), poi la mia nonna, la mia migliore amica, il mio babbo…insomma ho speso un patrimonio in chiamate ma dovevo assolutamente condividere quella gioia.

Tornando verso il mio paesino mi fermai a comprare una bottiglia di spumante per fare almeno un piccolo brindisi. Sembra una cosa piccola ma quella sera fu magica, la mia migliore amica era sul terrazzo con la sua famiglia (siamo fortunate e viviamo accanto), avevano anche loro una bottiglia da stappare, e così brindammo a distanza inaugurando un fenomeno che poi ha preso piede in tutta Italia, cantando e ridendo di quel piccolo grande successo.


Questo è il giorno che ho deciso di celebrare ed eligere ad Anniversario di C’era una volta, benchè la sua storia sia iniziata molto prima, ed ufficialmente la mia sia diventata un’azienda a conduzione individuale qualche settimana prima, quei 4 piccoli pezzetti di metallo erano e sono il mio sogno e voglio festeggiarli.

E’ stato un anno sui generis (per usare un eufemismo), ho lavorato tanto, al banchetto e su me stessa, ho cercato di tirare fuori il meglio da questa pandemia globale, e fare quello che potevo quando potevo. Sono realmente stupita e attonita di fronte all’affetto e al sostegno che è arrivato durante tutto questo anno alla mia piccola attività, un anno in cui ogni cosa ha preso un significato e un valore più profondo, dove ogni gesto, parola, acquisto o condivisione è stata un regalo immenso.

Qualcuno una volta disse una cosa tipo “Scegli il lavoro dei tuoi sogni e non lavorerai un giorno della tua vita”: ecco credo che costui avesse bevuto qualche bicchierino di troppo oppure semplicemente non faceva il lavoro dei propri sogni, perchè la realtà è ben diversa.

Lavori il triplo, non stacchi quasi mai, il tuo pensiero è sempre lì, a come migliorare, a cosa rispondere a quella mail, a disegnare nuovi gioielli, a scattare foto, a capire come pagare le tasse e fartici entrare anche magari qualcosa di diciamo più necessario a fine mese, ti svegli nel cuore della notte con l’ansia di non farcela a consegnare un progetto, e la sera vai a letto pensando di non aver fatto abbastanza, le tue mani sono sempre sporche e distrutte e ormai hai imparato a memoria le province di tutta Italia per far prima a compilare i moduli per la spedizione, le file alle poste sono diventate il tuo momento libero e alle volte, diciamocelo pure, hai un esaurimento nervoso. Ma…ma c’è un MA grosso come una casa: non vorresti far altro, essere in un altro posto o faticare dietro un altro lavoro. Questo per me è il mestiere più magico che esista: mi permette di dare libero sfogo alla mia fantasia, di chiacchierare con persone sconosciute come fossimo sedute a un bar, di provare gratitudine, amore incondizionato, mi permette di crescere ed essere messa di fronte alle mie paure (che sono tante) e lavorarci con caparbietà perchè sinceramente non ho altra scelta. Mi permette di creare degli amuleti per persone che si amano, dare una forma materica al loro rapporto e a ciò che vogliono trasmettere l’uno all’altra, mi permette di dare una voce alla parte creativa che alberga dentro di me e di provare una gioia pura ogni volta che finisco un gioiello, mi aiuta a superare i miei limiti e a credere.

Quindi per concludere questo scritto intimo, voglio che sappiate che vi sono immensamente grata perchè se riesco dopo questo anno a essere qui è anche e soprattutto grazie a VOI, non avete idea di quanto questo conti per me e per la mia famiglia.

…E un piccolo (ENORME) grazie anche al Signor G. che mi sopporta e asciuga le mie lacrime quando sono esausta e mi spinge a cercare la bellezza in ogni singolo momento di vita.

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