Chiavi Segrete

Entra in un mondo magico

Il paradiso è là, dietro quella porta, ma ho perso la chiave.

Forse ho solo dimenticato dove l’ho messa

K. Gibran

Quando ero piccola feci un sogno, uno di quelli che ti svegliano nel cuore della notte e ti lasciano a metà tra i due mondi, a metà tra il tuo caldo letto e quel luogo magico che chiamo “Oltrelà”.

Questo sogno inizia in un bosco di un tempo lontano o forse di un tempo che è e non è ma nessuno lo sa, nè dove sia nè quando sia stato. Tutto è in silenzio intorno a me. La nebbia è fitta e bagnata, e regna una pace irreale. Mi guardo i piedi scalzi e sporchi di terra e aghi di pino. Guardandomi intorno mi accorgo di essere dentro una galleria di vetro e ferro battuto che striscia come un serpente di cristallo nel profondo della foresta. Le foglie degli alberi d’autunno cadono a terra senza emettere alcun rumore e invadono il pavimento della galleria entro cui sto camminando.

Silenzio. Assordante e umido silenzio. Non ci sono porte o finestre, non posso uscire, solo avanzare e addentrarmi là, dove non vedo.

Sento dei passi calpestare le foglie secche e scricchiolanti, sembrano lontani e vicini, ma sono sicura: sono dietro di me. Mi volto. Una vecchina gobba e vestita di stracci procede incerta appoggiandosi a un bastone ricurvo, non dice niente ma mi allunga la sua mano rugosa. Non mi rivolge nè un sorriso nè un’occhiata rassicurante, solo quella mano tesa che rende la distanza tra noi uno spazio sospeso. Le do fiduciosa la mia, piccola liscia e paffuta. Riprendiamo a camminare, ora insieme. Non so quanta strada abbiamo percorso così, mano nella mano, una vecchia e una bambina scalza, dentro una galleria di vetro all’interno di un bosco che diventa sempre più nero. Arriviamo a una piccola radura di felci, intorno a noi ci sono delle porte, alcune sono vecchie e di legno, altre sono di ferro arrugginito. E’ un luogo molto strano.

Lei mi guarda e gracchia placidamente <<è il momento bambina mia, scegli una porta e guarda nella serratura>>.

<<Ho paura nonnina, so cosa vedrò attraverso la serratura. Non voglio guardarci, ho paura, non voglio!>>

<<Hai paura, ma comunque guarderai, così deve essere>>

Mi avvicino a una porta, sono le mie vene pulsanti che comandano attraverso quale guardare. E io le seguo perchè così deve essere.

Mi chino, appoggio la guancia. Guardo.

Ecco.

L’occhio della strega mi guarda attraverso la serratura.

La vecchina sorride e annuisce. <<Cerca la chiave>> sussurra prima di svanire nella nebbia.

Sono sveglia.


Da allora cerco la mia chiave… ne ho trovate in vecchi cassetti polverosi, ne ho trovata una dentro un libro, altre tra tazzine di porcellana sbeccata e posate arrugginite. Le colleziono, le tocco, provo a immaginarmi la loro storia, quali porte avranno aperto? a chi saranno appartenute prima di trovarmi? Le collezione e le creo.

Fabbrico chiavi magiche e segrete perchè sono alla ricerca del mio giardino e di quella strega, certa che un giorno tra le mie mani arriverà quella che riuscirà a sbloccare la serratura.

Quando creo una chiave, scolpendola lentamente dalla cera, lei ha già scelto a chi appartenere: è un sottile filo magico che lega la chiave al suo padrone. Non ho idea di chi sia, ma vuole essere creata per lei, per aprire quel suo giardino segreto e svelarle il mondo che regna nell’Oltrelà.

Sogno, fiaba, magia? Chissà…forse aveva ragione Amleto <<ci sono più cose tra cielo e terra, Orazio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia>>… nel frattempo continuo a cercare e a creare.



Ogni chiave è realizzata con la cera e poi fusa in Argento 925 in un laboratorio fiorentino con l’antica tecnica della fusione a cera persa. Le chiavi vengono poi rilavorate e anticate a mano con delle patine ossidanti. Ognuna di esse è diversa dall’altra e unica: mai ce ne saranno due uguali. Quando acquisti una di queste chiavi sarà sempre e solo tua.

Trovi la tua chiave sullo shop online di C’era una volta

Il mio primo Anno di Attività: gioie e dolori di un’artigiana in pandemia

Era l’11 Marzo del 2020, il mondo si stava capovolgendo, e su una strada deserta io guidavo verso il mio sogno…poetico no? La verità è che quel giorno non lo avrei mai immaginato così, un giorno che fu colmo di soddisfazione e felicità ma anche di paura e incredulità. Era l’11 Marzo del 2020 e io stringevo, persa nell’aria, la mano a un metro di distanza dall’ufficiale del comune che mi stava consegnando i punzoni legali per i preziosi. Mi sorrise, felice della mia felicità ma visibilmente a disagio per quello che stavamo per affrontare: <<Bhè signorina…che dire? Le faccio i miei più sinceri auguri, le ci vogliono.>>. Io corsi nel bagno del comune, mi ci chiusi dentro e iniziai a saltare dalla gioia, continuavo a stringere nelle mani quei 4 pezzetti di metallo, soprattutto continuavo a guardare estasiata 106LI, lo avevo desiderato così tanto che ancora non credevo fosse lì davanti ai miei occhi. Ci ho messo quasi 2 anni per arrivare a poter aprire P.Iva e diventare una cittadina che paga le tasse, vive (o almeno ci prova) del proprio lavoro artigianale e credetemi sono stati anni duri, di incertezze ed enormi paure, ma erano lì, ci ero riuscita, e benchè il mondo si stesse capovolgendo io camminavo nel mio vestito elegante ad almeno 2 metri da terra. Sono uscita dall’ufficio metrico e ho chiamato la mia mamma, poi il mio compagno di vita che tanto aveva sopportato le mie ansie (…e incredibile ancora lo fa), poi la mia nonna, la mia migliore amica, il mio babbo…insomma ho speso un patrimonio in chiamate ma dovevo assolutamente condividere quella gioia.

Tornando verso il mio paesino mi fermai a comprare una bottiglia di spumante per fare almeno un piccolo brindisi. Sembra una cosa piccola ma quella sera fu magica, la mia migliore amica era sul terrazzo con la sua famiglia (siamo fortunate e viviamo accanto), avevano anche loro una bottiglia da stappare, e così brindammo a distanza inaugurando un fenomeno che poi ha preso piede in tutta Italia, cantando e ridendo di quel piccolo grande successo.


Questo è il giorno che ho deciso di celebrare ed eligere ad Anniversario di C’era una volta, benchè la sua storia sia iniziata molto prima, ed ufficialmente la mia sia diventata un’azienda a conduzione individuale qualche settimana prima, quei 4 piccoli pezzetti di metallo erano e sono il mio sogno e voglio festeggiarli.

E’ stato un anno sui generis (per usare un eufemismo), ho lavorato tanto, al banchetto e su me stessa, ho cercato di tirare fuori il meglio da questa pandemia globale, e fare quello che potevo quando potevo. Sono realmente stupita e attonita di fronte all’affetto e al sostegno che è arrivato durante tutto questo anno alla mia piccola attività, un anno in cui ogni cosa ha preso un significato e un valore più profondo, dove ogni gesto, parola, acquisto o condivisione è stata un regalo immenso.

Qualcuno una volta disse una cosa tipo “Scegli il lavoro dei tuoi sogni e non lavorerai un giorno della tua vita”: ecco credo che costui avesse bevuto qualche bicchierino di troppo oppure semplicemente non faceva il lavoro dei propri sogni, perchè la realtà è ben diversa.

Lavori il triplo, non stacchi quasi mai, il tuo pensiero è sempre lì, a come migliorare, a cosa rispondere a quella mail, a disegnare nuovi gioielli, a scattare foto, a capire come pagare le tasse e fartici entrare anche magari qualcosa di diciamo più necessario a fine mese, ti svegli nel cuore della notte con l’ansia di non farcela a consegnare un progetto, e la sera vai a letto pensando di non aver fatto abbastanza, le tue mani sono sempre sporche e distrutte e ormai hai imparato a memoria le province di tutta Italia per far prima a compilare i moduli per la spedizione, le file alle poste sono diventate il tuo momento libero e alle volte, diciamocelo pure, hai un esaurimento nervoso. Ma…ma c’è un MA grosso come una casa: non vorresti far altro, essere in un altro posto o faticare dietro un altro lavoro. Questo per me è il mestiere più magico che esista: mi permette di dare libero sfogo alla mia fantasia, di chiacchierare con persone sconosciute come fossimo sedute a un bar, di provare gratitudine, amore incondizionato, mi permette di crescere ed essere messa di fronte alle mie paure (che sono tante) e lavorarci con caparbietà perchè sinceramente non ho altra scelta. Mi permette di creare degli amuleti per persone che si amano, dare una forma materica al loro rapporto e a ciò che vogliono trasmettere l’uno all’altra, mi permette di dare una voce alla parte creativa che alberga dentro di me e di provare una gioia pura ogni volta che finisco un gioiello, mi aiuta a superare i miei limiti e a credere.

Quindi per concludere questo scritto intimo, voglio che sappiate che vi sono immensamente grata perchè se riesco dopo questo anno a essere qui è anche e soprattutto grazie a VOI, non avete idea di quanto questo conti per me e per la mia famiglia.

…E un piccolo (ENORME) grazie anche al Signor G. che mi sopporta e asciuga le mie lacrime quando sono esausta e mi spinge a cercare la bellezza in ogni singolo momento di vita.

🎃 Speciale Halloween 🎃 Gioielli Maledetti

È la notte più spaventosa dell’anno, la mia festa preferita in assoluto… ma stanotte sarà un pochino più triste del solito, niente mega festa (su Instagram stasera condivido alcune foto delle famose feste di Tanascura, vieni a vederle su @ceraunavoltagioielli ), niente travestimenti, pochissime zucche e pochi dolci. Però non lasciamoci abbattere, perché oggi ti voglio raccontare una leggenda legata a un gioiello che ti farà accapponare la pelle…

Ecco quindi lo speciale Halloween: il Diamante Hope, il gioiello più maledetto della storia!

Diamante Hope, Smithsonian Museum Washington, (fonte immagine: Wikipedia)

La storia del Diamante Hope è piuttosto contorta e segnata dalle disgrazie più disparate,
occorse ai suoi possessori, i quali si sono succeduti nel corso dei secoli tramandandosi
sfortune, incidenti, suicidi, pazzia e malattie di ogni sorta. Il Diamante, detto anche Blu di
Francia per via del colore profondo della pietra, pesa 45,52 carati e riposa ora in bella mostra nel celebre Smithsonian Museum di Washington.

La storia ha inizio nel 1688 quando al suo primo acquirente, un mercante di nome Jean Baptiste Tavernier, capitò di morire durante un viaggio per le Indie appena dopo essere entrato in possesso del Diamante. La leggenda narra che fosse stato lui stesso a rubarlo da un idolo indiano, scatenando così l’ira del dio e provocando la maledizione che da allora grava sulla pietra.

I successivi proprietari furono Luigi XIV e Luigi XV, i quali, benché abbiano vissuto a lungo,
sono entrambi morti di dolorosa malattia. A questo punto il Diamante , dagli originali 112 carati scende a 67 in seguito a una modifica voluta da Luigi XIV: il Re infatti lo fa tagliare a forma di cuore.

Ora indovinate un po’ chi è stata la quarta sfortunatissima proprietaria di questa nefasta pietra? Proprio lei… Maria Antonietta! E, be’, la sua fine è nota. È però interessante notare che, prima di morire decapitata, fece incastonare il Diamante in una collana.

A questo punto, il Diamante viene rubato da un gioielliere, il quale muore d’infarto subito dopo essere stato a sua volta derubato dalla preziosa quanto pericolosa pietra. Secondo alcune fonti il gioielliere muore appena scopre che l’autore del furto altri non è che suo figlio. Quest’ultimo, appena capisce di aver provocato l’infarto del padre, si toglie la vita. Dopo il suicidio, un amico di famiglia trova la pietra tra i preziosi dei due gioiellieri. Inutile dire che… è morto poco dopo.

Siamo ormai arrivati al 1830, quando il nobile londinese Lord Francis Hope paga un esorbitante somma per avere il Diamante e potergli dare il proprio nome. In fin dei conti a lui va meglio che ai suoi predecessori, visto che si limita a divorziare e a far cadere sua moglie in miseria. Successivamente il signor Hope si sbarazza della pietra.

Jacques Colot, il nuovo acquirente, si suicida non appena vende il Diamante al principe
Kanitowsky, il quale a sua volta muore linciato dai rivoluzionari russi. Prima di morire, però, il principe dona la pietra a una ballerina che – ahimè – muore anch’essa per mano del principe stesso.

Il successivo acquirente del Diamante Hope, un greco, muore cadendo in un dirupo prima
ancora di ricevere la pietra,. Il nuovo possessore, un sultano turco, impazzisce poco dopo.

Siamo quasi arrivati alla fine (almeno per ora…) degli atroci avvenimenti che, da metà Seicento, ruotano intorno a questo meraviglioso diamante color blu profondo, ma seguimi ancora un momento fino al 1910, quando Cartier in persona acquista la pietra per poi venderla immediatamente a McLean, direttore del Washington Post, che a sua volta la regala alla moglie. Qui gli eventi diventano davvero tragici: muoiono, in ordine, la madre, due cameriere e il figlio di McLean, quest’ultimo investito da un auto. I coniugi McLean divorziano e il direttore del Washington Post cade nell’alcolismo. La moglie Evelyn decide di tenere il gioiello finché, nel 1946, la figlia non si suicida ingerendo dei barbiturici. Piccola nota (non tanto) a margine: la figlia aveva indossato la collana il giorno del suo matrimonio. Evelyn, poi, muore di polmonite.

circa 1915: Mrs Evalyn Walsh McLean mentre indossa il Diamante Hope

Nel 1958 il Diamante Hope viene donato dal suo ultimo acquirente privato allo Smithsonian,
dove ancora oggi giace su un cuscino di velluto, protetto da spessi vetri, in attesa della sua
prossima vittima.


Ora, finita questa macabra storia, hai avuto un dejà vu? Ti sembra di aver già visto questa
collana? Se ti dicessi «Voglio che tu mi ritragga come una delle tue ragazze francesi. Con
questo addosso. Con solo questo addosso»… Ti dice niente? Esatto! Si tratta proprio del Cuore dell’Oceano, il gioiello che Rose indossa quando Jack le fa il famoso ritratto. In effetti, benché sia la storia che la collana siano invenzioni cinematografiche, il regista si è ispirato a tre differenti gioielli, tra cui proprio il Diamante Hope. Be’ forse alla fine un po’ di sfortuna l’ha portata anche sul transatlantico, non credi?

Ritratto di Rose con il “Cuore dell’Oceano” Titanic

E ora, buona notte di Halloween amici e amiche, stay creepy and stay safe


Fonti: Wikipedia

Collezione Autunnale parte I

Il cielo ride un suo riso turchino benché senta l’inverno ormai vicino.

Il bosco scherza con le foglie gialle benché l’inverno senta ormai alle spalle.

Ciancia il ruscel col rispecchiato cielo, benché senta nell’onda il primo gelo.

E’ sorto a piè di un pioppo ossuto e lungo un fiore strano, un fiore a ombrello, un fungo.”

Autunno, Marino Moretti


L’Autunno quest’anno è arrivato improvvisamente, sbattendo le porte dal vento e rovesciando torrenti sul bosco giardino, il giorno prima era Estate: le giornate erano calde e il sole tramontava dopo le otto, il paesino dove vivo era pieno di gente, tutti al mare, tutti in vacanza, le case aperte e il rumore del mercatino la domenica.

L’Equinozio ha cambiato tutto, il cielo è stato puntuale e preciso col calendario, sono iniziati i nubifragi, è tornato il fresco e i villeggianti sono tornati in città lasciando il paesino solo più tranquillo, silenzioso, e romanticamente desolato. Alle sette la sera scende l’imbrunire, il vento soffia tra i rami degli alberi del bosco e in lontananza si sente il roboare delle onde che picchia violento sulla costa rocciosa e frastagliata sovrastata dal castello.

Sì, l’Autunno è proprio tornato, e come ogni anno mi sorprende e mi lascia ammaliata dalla sua poesia.

Il giorno dell’Equinozio è uscita anche la prima parte della linea Autunnale di C’era un volta, comprendendo gioielli della collezione Animalia e Herbaria. Il mio banchetto si è animato di ghiande, funghi, libellule, api, foglie, e da pochissimo, sono felice di dire, anche di pietre: A inizio Settembre ho acquistato delle pietre semipreziose presso un negozio del Regno Unito, la qualità è davvero ottima e sono tanto felice di iniziare a dare un tocco di colore e preziosità ai miei gioielli; per iniziare ho preso dei colori che potessero essere adatti alla stagione Autunno-Inverno, quindi ti anticipo che ci saranno Occhi di Tigre, Ametiste, Lapislazzuli, Labradoriti, Pietre del Sole, Turchesi di Turchia, Onici e Granati…sono tutte davvero molto belle, non vedo l’ora di mostrartele montate =)

Ma ora vediamo più nel dettaglio questa nuova piccola collezione:


Funghi

Non c’è Autunno senza funghi, col bosco che ci circonda l’ispirazione è stata facile da trovare e ho cercato di rendere più dettagli possibili su queste piccole sculture in Argento 925 anticate a mano. Questi sono realizzati a partire da un’argilla polimerica termoindurente, lavorati pian pianino con pochi semplici strumenti e poi fusi a cera persa in metallo. Questi funghi in realtà hanno fatto un viaggio nel tempo arrivando direttamente dal mio vecchio laboratorio creativo The Sacred Hawthorn, ne facevo tantissimi e di tutti i colori, ora ritrovati sono stati trasformati in gioielli preziosi e piccoli ciondoli per portare sempre con sè un pezzettino di questa stagione così meravigliosa.


Rosa

La rosellina è un design che conosci già ma qui è impreziosita da un granato rosso profondo che richiama il colore intenso di alcune rose che sbocciano in autunno.

Granato

Fuoco: l’elemento fuoco riguarda la sfera dell’energia e della forza maschile (coraggio, volontà, purificazione, conquista).

Dato il suo colore rosso trasparente, i popoli antichi associavano il granato al sangue. Le culture indigene del Brasile lo chiamavano il sangue della terra e lo consideravano responsabile della fertilità del suolo e della ricchezza della vegetazione tropicale.

Il granato corrisponde nel Medioevo al carbonchio, la leggendaria pietra che risplende al buio e dona luce e speranza alle anime che si trovano nell’oscurità, oltre a preservare dalle malattie degli occhi e dalla peste.

Era considerata anche la pietra degli eroi, cioè era dedicata a coloro che erano in grado di sopportare dure prove per dimostrare il loro coraggio: infatti il granato ha un aspetto insignificante quando è grezzo, ma diventa luminoso se lavorato, dunque rappresenta una metafora della trasformazione e della crescita dell’individuo.

Durante le guerre, si usava incastonare il granato sugli scudi e sull’impugnatura delle spade come protezione.*1


L’amore è un fiore che sboccia dovunque, compie i suoi dolci miracoli sfidando il gelo dell’autunno e la neve dell’inverno e torna a rifiorire, turgido e fragrante durante il corso dell’anno, rendendo felice chi lo dona e chi lo riceve.”

L.M. Alcott


Ape e Occhio di Tigre

L’occhio di Tigre che qui adorna il ciondolo con Ape è una pietra davvero bellissima, originaria del Sud Africa e appartenente alla famiglia dei Quarzi, è legata all’elemento fuoco e per questo agisce sulla sfera del coraggio, della forza di volontà e della determinazione.

Sin dall’antichità è stata ritenuta in grado di allontanare il malocchio. Perchè?

A causa del particolare effetto che si crea sulla superficie della pietra quando riceve la luce: si tratta del Gatteggiamento poichè ricorda un occhio di gatto sul quale si riflettono i raggi del sole. Grazie a questo particolare è nata l’idea che potesse proteggere dal malocchio.

Come pulire l’occhio di tigre

Trattandosi di una pietra ricca di ferro, è meglio non tenerla troppo a contatto con l’acqua. Per pulire la pietra, sarà sufficiente un risciacquo veloce e un’asciugatura altrettanto rapida ma accurata.

Curiosità e leggende 

L’occhio di tigre è una pietra che è presente nelle leggende e nelle credenze popolari da secoli.

  • Per gli antichi egizi donava protezione di sole e terra.
  • Gli antichi romani la indossavano per proteggersi dalle ferite delle armi in battaglia e per avere più coraggio.
  • Secondo la mitologia orientale era legata alla tigre, animale considerato il Re e veniva usata per equilibrare le energie dello yin e dello yang.
  • Nel Medioevo era usato come pietra protettiva contro i sortilegi e i demoni, ed era usato per attrarre ricchezza materiale oltre che spirituale.
  • In India era usanza donarla ai propri figli per aiutarli a superare tutti i rischi e i problemi della vita quotidiana.*2

Ghiande

Le Ghiande sono arrivate anche in Argento 925 anticato a mano, piccoli amuleti autunnali che ci ricordano la Forza simboleggiata dalla Quercia, un piccolissimo frutto da cui nascono gli alberi tra i più maestosi dei nostri boschi. Questa è realizzata partendo da una vera ghianda raccolta nel mio bosco-giardino ai piedi di un Leccio (Quercus Ilex). Trasformata in Argento tramite l’antica tecnica della cera persa e poi anticata con il fegato di Zolfo, una sostanza che fa diventare le parti in ombra più scure portando fuori i dettagli e donandogli un finish rustico e senza tempo.


Farfalle

Diciamocelo, di Farfalle in Autunno non se ne vedono molte, ma la lora delicatezza e la loro grazia possono accompagnarci durante i mesi bui e freddi in attesa di vederle di nuovo in Primavera sopra prati di fiori. Argento 925 anticato a mano.


Libellula

E infine l’ultimo pezzo di questa prima parte di Collezione Autunnale, la Libellula (linea Animalia) aveva già fatto la sua comparsa come spilla in bronzo, ma è nata per questa collana, almeno nei disegni. Le ali sono state incise a mano a ciapola e tutto il corpo è stato scolpito con una pasta polimerica e poi fusa in metallo.


Alcune fasi della lavorazione

Incastonatura dell’Occhio di Tigre

Modellazione della Libellula

Presto arriverà anche la seconda parte della Collezione Autunnale con altri animali, altre foglie e soprattutto altre pietre =), intanto se ti va lasciami un commento e fammi sapere cosa ne pensi 😊

Al prossimo appuntamento

Virginia

Fonti:

*1 cure-naturali.it

*2tuttogreen.it

Come trovare l’ispirazione: un vademecum in 10 punti piuttosto onesto

Se fai un lavoro creativo/artistico sai perfettamente quanto possa essere frustrante la mancanza di Ispirazione.  Jack London secondo me ha riassunto alla perfezione il succo di quello che voglio farti capire oggi e quindi te lo spiattello qui sotto nero su bianco prima di qualsiasi altra riflessione:

“Non puoi aspettare che arrivi l’ispirazione. Devi andarne in cerca con un bastone”

Ecco. Semplice e diretto. Scrolliamoci l’idea bohemienne dell’artista che folgorato dall’intuizione artistica del secolo prende in mano il pennello e in poche ore dipinge in stato ipnotico un capolavoro sublime. Cioè, certo, questo fenomeno esiste e per fortuna capita anche se non sei Van Gogh e se alla fine del tuo momento epico hai disegnato una macchinina con 4 ruote sbilenche e un finestrino a cupola che sfida qualsivoglia legge di prospettiva. Ma parliamoci onestamente: il più delle volte questo non capita. La folgorazione estatica che ti ispira il capolavoro non è roba da tutti i giorni e dunque sarà il caso di farcene una ragione e capire invece come poter portare questa esperienza (seppur ridotta) nella vita e nel lavoro di quasi tutti i giorni. Ho scritto quasi perchè la prima regola da tenere a mente per evitare un esaurimento nervoso (e credimi ne so qualcosa) è capire che alle volte l’ispirazione non arriva, sia che tu la cerchi col bastone o col lanternino. Non c’è e basta. E allora che si fa? Si spegne la lampada e si fa altro. Sarà per domani.

Fatta questa doverosa premessa è giusto dire che l’ispirazione è come un muscolo, per allenarlo serve disciplina. Ecco quindi un vademecum onesto in 10 punti su come trovare l’ispirazione:

1- Spegni il cellulare: Lo so che molti pensano che Pinterest sia l’oracolo per i makers di tutto il mondo e che quello sia il luogo ideale per trovare l’ispirazione brillante ma non è così. O meglio non del tutto. Parliamoci chiaro, io ADORO Pinterest, lo utilizzo moltissimo per il mio lavoro, ma non è lì che l’ispirazione va cercata. Quando apriamo il cellulare siamo costantemente bombardati da immagini e stimoli visivi che per i primi 10 minuti, forse meno, effettivamente possono farci sentire ispirati, ma scaduto questo breve lasso di tempo, diventa come un mangiamorte (se non sai di cosa sto parlando vuol dire che non hai letto Harry Potter e allora ti consiglio di cuore di chiudere questo articolo e correre ai ripari). Il cellulare ti succhia via tutta l’energia e obnubila il cervello. Inoltre essere costantemente circondati da opere bellissime e gente cool che sembra essere un pozzo di idee geniali e che crea cose meravigliose tipo tutti i giorni ci fa sentire, diciamocelo, degli sfigati. Equipararci agli altri può essere utile per crescere ma non deve precluderci di creare a nostra volta qualcosa di bello (cosa che invece generalmente fa). Quindi quando sei a terra e ti manca l’ispirazione qual è la prima cosa da fare? ripetiamo insieme: “Spegniamo il cellullare, spegniamo il cellulare”

2-Cammina. Ok ora hai il cellulare spento, non hai fastidi né continui suonini e vibrazioni che ti disturbino. Cosa si fa? Si esce. Mettiti delle scarpe comode e vai a camminare. Se sei come me e senti un vuoto incolmabile se non hai con te un dispositivo per fare fotografie,  sappi che potrebbe essere giunto il momento di comprarti una macchina fotografica. Anche quelle piccoline ed economiche vanno benissimo. Cammina, un passo dopo l’altro, non prefiggerti una meta, cammina e basta, sposta il naso all’insù e vedrai che subito tutto cambia. Ti consiglio di non usare cuffie con musica varia. Ascolta, Annusa, Guarda, Tocca. Tutto può ispirare, anche un intonaco ammuffito di un palazzo.

3-Leggi: Ti direi anche di leggere la prima cosa che ti capita sotto mano e anche questo può essere un esercizio molto stimolante: capita infatti di trovare ispirazione anche in quei pensieri poetici scritti sulle scatole di profumi: “Il profumo di camelia inebriante a cui si sommano note di fava tonka ti porteranno in un giardino botanico ottocentesco dove rivivrai la poesia di un’alba di un freddo mattino di primavera e ti sentirai avvolta dal caldo sentore di corteccia…(e poi boh, sinceramente non ho mai scritto un bugiardino di un profumo). Mi sento però di consigliarti di essere anche un po’ selettiva con ciò che leggi. Mi spiego: se sto cercando l’ispirazione per creare una linea di gioielli a tema boschivo/floreale capisci che leggere “Il botanista Inglese” (leggilo è bellissimo) è forse più probabile che mi ispiri in questo senso che se leggessi la “Critica della ragione Pura”. Però ripeto questi due esercizi possono essere fatti anche contemporaneamente e niente vieta che leggendo Kant tu trovi stimoli che ti aiutino a creare la suddetta linea di gioielli. (Ti chiedo solo se ci riesci, scrivimi.)

4- Immergiti nella Natura: I Giapponesi che sanno da sempre usare e creare parole sublimi adatte per ogni scopo, chiamano questa immersione Shinrin Yoku. Stare nella Natura è la mia panacea, il rimedio a tutti i mali e non ha alcun effetto collaterale. Connetterci con essa ci fa connettere col nostro lato selvatico e ci permette di liberare la mente. Siediti sotto un albero, lungo un fiume, davanti al mare, e respira, vedrai questo è infallibile.

5-Disegna: Prendi una matita in mano e inizia a scarabocchiare qualsiasi cosa ti salti in mente, non importa essere dei grandi illustratori per  mettere su carta i nostri pensieri. Ti consiglio solo di non focalizzarti affatto sul risultato finale, solo sul processo creativo. Inoltre non buttare via i tuoi disegni e  scarabocchi, ti saranno molto utili da riguardare nel tempo e potrai magari riprendere un’idea e ampliarla.

6-Scrivi: Una delle migliori cose che ho fatto per me stessa è stata proprio iniziare a tenere un diario. Trasferire i propri pensieri dalla testa alla carta è un’operazione molto stimolante e inoltre ti permette di fare chiarezza dentro di te. Anche per questo è molto utile rileggere ogni tanto cosa si è scritto per vedere come cambiano le nostre idee, i nostri punti di vista, insomma ci permette di avere sotto gli occhi i nostri cambiamenti.

7- Fai Liste: Connesso al punto sopra è importante darsi il tempo per svuotare il cervello: scrivere liste di cose da fare, di idee, o semplicemente fare brainstorming è utilissimo per ritrovare l’ispirazione perduta. Ci permette di “liberare spazio di archivio” e  focalizzarci su ciò che è importante. Ricordati solo di non censurarti quando fai brain storming: anche se ti sembra stupida, può essere invece che elaborandola un po’, l’idea possa diventare grandiosa.

8-Dedica del tempo ai tuoi hobby: Soprattutto se fai un lavoro creativo è davvero importante che tu abbia degli hobby che diversifichino il tuo tempo di lavoro manuale. Ti faccio un esempio: io passo molte ore al giorno a creare gioielli ma trovo molto rilassante quando finisco, o dipingere o lavorare a maglia o fare ricamo o lavorare la creta. Un lavoro ispira l’altro.

9-Ascolta Musica: La musica è in grado di farci volare con la fantasia e ci aiuta a connetterci con il nostro lato emotivo che è esattamente ciò che vogliamo quando cerchiamo l’ispirazione. Io per esempio cerco di associare il mood che voglio ricreare per un certo lavoro con una colonna sonora che me lo ispira, trovo che sia utilissimo. Esempio: spesso ascolto la colonna sonora di “Anne with an E” o di “Chocolat”. Ricreano lo stile e il mood che voglio ispirare e quindi lo trovo più che perfetto.

10-Visita Musei o Città d’arte: Cosa c’è di meglio per ispirarsi che guardare ai Grandi? Vai a visitare un Museo che  non hai mai visto o anche uno che visiti abitualmente e prenditi tutto il tempo che vuoi per nutrirti d’arte  senza fretta. Lo stesso vale per le città d’arte di cui per nostra fortuna siamo più che provvisti in Italia. Praticamente ogni città qui ha dei segreti da svelare e opere d’arte celate in posti sconosciuti ai più. Vai, Esplora e lascia che l’arte ti permei.

Santa Maria del Fiore, Firenze

Queste sono solitamente le cose che faccio per ritrovare l’ispirazione perduta, se provate alcuni di questi punti fatemi sapere se funzionano anche per voi e se dopo aver fatto questi “esercizi” vi sentite più ispirati. Lasciate un commento qua sotto 🙂

Al prossimo articolo 😉 un abbraccio

Di api, fiori e coccinelle: la mia quarantena tra momenti di idillio e altri sconvolgimenti esistenziali.

Scrivo dopo mesi e mesi di silenzio su questo blog artigianale direttamente dal mio giardino: è mattina, fa caldo ma c’è una brezza piacevolissima che porta l’odore di salsedine dal mare che si mescola con il forte profumo dei gelsomini in fiore, vicino a me ci sono i mici e ho bevuto anche il caffé davanti al pc come una vera blogger. E’ indubitabilmente un idillio. E invece c’è qualcosa che mi distrae. Cosa? Pensa e ripensa torno a chiedermi…Cosa? cosa c’è di diverso? Poi passa un camion in lontananza, e dietro altre macchine, altri motori, e ora che ci presto attenzione trovo anche cosa mi infastidisce nell’aria. Ecco sì! deve essere questo, tra una nota di gelsomino e una di mare, c’è lui: quel sottile strato di smog a cui mi ero disabituata completamente. E il costante rumore infernale della strada in lontananza che mi distoglie dalla totale perfezione del cinguettio delle rondini intorno casa. E giù il morale con tante altre cose.

Io abito in un piccolo paradiso terrestre, è un piccolo paesino tra mare e bosco e ho l’immensa fortuna di non essere circondata da asfalto e strade trafficate. Ma…la differenza rispetto al silenzio e alla leggerezza dell’aria che si respirava durante il lockdown si sente anche qui, eccome se si sente. Arrivo subito alla confessione. Sono stata meravigliosamente bene in quarantena. L’ho detto. Preciso subito, onde evitare macumbe da ignoti, che questo mio discorso non preclude assolutamente la fortissima preoccupazione che avverto per la situazione economica, e, ovviamante, l’empatia verso le persone che in questa pandemia globale hanno perso cari o si sono ammalate. Piango ancora guardando la scena di Space Jam, vi ricordate vero Space Jam? quel film del 1996 mezzo animato con Michael Jordan? Ecco avete presente la scena degli spogliatoi? tutti stanno bevendo dalla borraccia prima della partita e quando tocca allo “sfigato” Stan nessuno gli ha lasciato un goccio d’acqua. Piango a fiumi, cioè proprio non ce la faccio. Questo per dire che per chi è terribilmente empatico come me, questa pandemia con tutti i morti, disoccupati, famiglie in crisi che si sta portando dietro, è stata un colpo davvero duro. Ho dovuto smettere di guardare i tg dopo 12 giorni di lockdown perchè non riuscivo a buttare giù insieme il groppo e il boccone.

Ma sì, io sono stata meravigliosamente bene. Con la mia tribù ( 9 gatti e 1 umano più la sottoscritta) ci siamo stretti in un prolungato abbraccio durato più di sessanta giorni. Stare chiusa in casa mi ha permesso di stare ancora di più dentro di me, in quegli spazietti angusti pieni di cose terribili e magiche rivelazioni. Ho lavorato con un’ispirazione dimenticata, è come se più passavano i giorni più la Vera me prendeva il sopravvento. I primi venti giorni ci ho litigato. Tanto. Ci siamo prese a parolacce, ci siamo urlate contro, non ci siamo parlate perfino. Poi ci siamo messe a tavolino e abbiamo fatto un patto. Conosciamoci senza pregiudizi. E BOOM rivelazione. Piccola parentesi, sono una persona che passa più della metà della giornata (tipo da sempre) ad autoanalizzarsi e quindi non credevo ci fosse ancora cosi tanto da scoprire. Mi sono conosciuta, anzi “riconosciuta”, a fiuto. E come canta la mia cantastorie preferita, Mariee Sioux, <<mi sono presa come moglie perchè non potevo più lasciarmi indietro>>.

Cosa c’entra tutto questo con l’argomento principale del blog? ovvero gioielli? Tutto e Niente. Ma questa è la rubrica “Vita da Artigiana” e tant’è…Il mio approccio al lavoro è cambiato, il mio seguire l’ispirazione, il mio scopo. Sempre di più sta diventando fondamentale ristabilire le priorità in questo mondo che faremo, sennò dimenticheremo come sempre, e sarebbe un’occasione persa e davvero irrispettoso e deludente.

Nella mia vita personale ho fatto alcune scelte importanti, come diventare vegetariana, dire stop al Fast Fashion, allontanarmi in generale dal consumismo sfrenato a cui siamo abituati. Fare con poco. Rispettare i miei tempi e i miei spazi. Sospendere, per quanto mi è possibile, il giudizio verso le altre persone, non aggredire, non prevaricare. Amare e rispettare. Il mio lavoro viene dietro con me ovviamente ed è anche per questo che sto scrivendo. Si io creo gioielli, quanto di più superfluo e “leggero” si possa immaginare, ma mi piace pensare che in questo mondo che faremo, i lavori artigianali come questo possano avere una loro voce. Si parte dal poco, si parte da dove siamo e si fa con quello che abbiamo. Sostenibilità dovrà essere più di uno slogan, nè un punto di arrivo, ma bensì un percorso, -avevo scritto “lento” ma forse questo è da rivedere- e constante. Non c’è un premio, nè “io faccio di più e meglio”, “tu sbagli”, “cosi non si fa”. Dobbiamo imparare il valore della comunità senza legarlo a ideali e colori politici. Stiamo tutti imparando, siamo tutti sulla stessa barca e tutti abbiamo un remo in mano. Qualcosa è meglio di niente.

Con C’era una volta sono partita dal packaging. Ho cercato di abolire la plastica e ho trovato delle bustine in fibra naturale a dir poco curiose. Da ora in poi i vostri gioielli arriveranno all’interno di questi sacchettini che hanno (almeno) due utilizzi: il primo e più ovvio: contenitore per gioielli, è sempre bene riporli una volta disindossati, questo aiuterà a mantenerli in buona salute nel tempo; il secondo utilizzo è quello che me li ha fatti scegliere: Filtri per il tè! Non è fantastico? Sono sacchetti pensati per gli infusi di erbe, lavabili e riutilizzabili. Basterà lavarli, scegliere il vostro tè sfuso preferito e metterlo all’interno del sacchetto, acua calda nella tazza e il sacchettino farà il resto. Io forse sono un po’esaltata da questa scoperta perchè sono una bevitrice compulsiva di tisane e questo è un aiutante fantastico, ma trovo che sia davvero un modo carino e simpatico per portare il riciclo anche su C’era una Volta.

Qualche notizia tecnica prima di chiudere: la mia collezione di api, fiori, farfalle e altre bestiole presto si allargherà; durante questa quarantena ho creato nuovi modelli e ho strutturato una mini collezione estiva che presto vi farò vedere. Inoltre a metà giugno avrò i miei gioielli in Argento. Un traguardo enorme e felicissimo per me. Non vedo davvero l’ora di potervi mostrare il mio giardino argentanto. Alcuni gioielli sono già prenotati ma dal momento che saranno online non andranno più via, sarà possibile ordinarli e in circa due/tre settimane lavorative potrete avere la vostra creazione! Sono davvero emozionata!

Passo e chiudo, le ore sono passate e in giardino si inizia a soffrire il caldo e le zanzare.

Un passetto alla volta e partendo da cose semplici si può fare tanto. Ci credo davvero in questo e da ora in poi sarà mio pensiero costante come rendere sempre più sostenibile il mio lavoro, per voi, per me e per mamma Terra.

Grazie per aver letto fin qui i miei pensieri, se vi va lasciate un commento, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, come avete vissuto questa quarantena, e se avete consigli. Intanto un grande abbraccio virtuale.

Virginia

Sapore di Sale

M’hanno portato una conchiglia.
Dentro le canta
un mare di nappa.
Il mio cuore
si riempie di acqua
con pesciolini
d’ombra e d’argento.
M’hanno portato una conchiglia.

(Federico Garcia Lorca)


La scorsa settimana ti ho presentato la nuova mini collezione estiva, un set di piccoli gioielli ispirati al mondo sommerso, all’estate, alle passeggiate infinite sulla spiaggia a raccogliere tesori. Il paese dove vivo si affaccia letteralmente sul mare, e con lui viviamo come in simbiosi, la nostra storia stessa racconta di vascelli, pirati e di sale. Quest’anno poi ho iniziato a fare delle lunghe nuotate con maschera e macchina fotografica subacquea e il divertimento si è moltiplicato. Inoltre trovo sempre nuovi spunti per le mie creazioni, ho già in mente una piccola new entry per questa collezione, un gioiellino trovato in fondo al mare, tra scogli e alghe…

La protagonista indiscussa di questa collezione è la Ciprea, una conchiglia che tutti conosciamo dato il suo grande utilizzo (da tempo immemore) nella gioielleria, ma siamo sicuri di conoscerla davvero?

Per esempio, sapevi che in Cina è stata usata per circa 3000 anni come moneta?

In tempi antichi veniva considerata un dono degli oceani e si pensava avesse poteri magici. Alla Ciprea è stato conferito un significato simbolico in molti culti e credenze a causa della sua forma: la piccola apertura nella faccia inferiore della conchiglia rimanda alla forma del genitale femminile, e per questo in molte culture antiche è stato considerato il simbolo della fertilità. In alcuni paesini dell’Italia del Sud si usa ancora oggi indossare una collana di cipree contro l’infertilità, costume che troviamo anche in Giappone, in Nigeria, nel Sud Pacifico…

Alle Figi invece la ciprea rivestiva un ruolo d’onore, era infatti riservata al capo villaggio poichè si pensava che in essa risiedessero gli spiriti dei capo villaggio precedenti; conchiglia magica che veniva passata di generazione in generazione, pensa che un uso inappropriato veniva punito molto severamente.

Anche in Antico Egitto la Ciprea veniva largamente utilizzata, anche qui come amuleto di protezione femminile.

<<Questa conchiglia marina si presta a due interpretazioni simboliche:

  • Ciprea = occhio: nella sua forma si potrebbe individuare un occhio umano. Per questo motivo era talvolta situata nell’orbita oculare dei morti in sostituzione degli occhi, perché fornisse al defunto capacità visive nell’aldilà (consuetudine dell’Africa Occidentale, dell’Egitto, del Borneo e della Nuova Zelanda). In Nigeria i copricapo da cerimonia spesso erano incastonati con conchiglie di ciprea perché davano l’impressione di numerosi occhi rivolti verso ogni direzione; in India la mucca, animale sacro, è ornata con conchiglie di ciprea intorno al collo.
  • Ciprea = vulva: in alcuni testi antichi si fa riferimento alla ciprea come simbolo della «porta femminile della vita» perciò diventa simbolo ed espressione di fertilità.>> (www.ilterzoorecchio.wordpress.com)

La mini collezione comprende anche un paio di orecchini a cerchio completamente in ottone decorati con due piccole conchiglie che ho personalmente raccolto sulla spiaggia del paesino dove abito. E’ un abitudine che hai anche te? Io ci potrei passare davvero le giornate, kilometri su e giù con lo sguardo concentrato a trovare la conchiglia più bella. Questa in particolare mi attirò subito perchè, come si vede, il mare l’ha erosa su un fianco lasciando intravedere in questo modo la bellissima spirale interna, intorno cui l’animaletto si arrotola e vive. Dalle mie parti queste le chiamiamo gangilli, ma dubito che sia il vero nome, anzi se la riconosci e ti va di dirmi come si chiama dalla tue parti sarebbe molto interessante!




Infine ti lascio con una bellissima riflessione sul simbolo:

“ Un simbolo crea un rapporto tra la sorgente originale dell’uomo e la sua finalità, ossia conduce l’uomo dalla sua origine al suo termine. Questa origine e questo termine sono entrambi divini” (M.M.Davy ).

Collezione Ghiande

Le ghiande sono normalmente associate, nel nostro immaginario, alla stagione autunnale poiché la quercia fruttifica in questa stagione, ma a me piace fare le cose di “pancia” e quindi contro ogni “regola” e strategia di marketing, le ho create ora, a fine febbraio quando i primi segni della primavera iniziano a farsi sentire…

In realtà queste ghiande le ho pensate e iniziate a Novembre, ma hanno avuto una lunga e strana gestazione tanto da essere nate solo ora. In Novembre il nostro bosco-giardino era pieno di querce cariche di frutti e il terreno era cosparso letteralmente da bellissime ghiande e mi sono detta perché no? Proviamoci!

Le ghiande così piccole che quasi non ti accorgi della loro esistenza, dentro di loro hanno tutta la potenza creativa e vitale della Quercia, da sempre sono state considerate talismani portafortuna e indossate come richiamo alla fertilità. Queste collane le ho pensate così, nella loro forma naturale e un po’ grezza, mi piace pensare che possano aiutare con il loro potere simbolico a incanalare le giuste energie per far germogliare le nostre idee e tutto ciò che è in potenza ma vorremmo diventasse Quercia, forte e vivifico come questo magnifico albero. Un antico detto dice “Stupisciti che da un oggetto così piccolo, anche le querce così imponenti nascono”.

Questa è la prima ghianda che ho mai fatto ed è realizzata a partire da una vera ghianda che ho raccolto, dopo vari procedimenti è stata trasformata in ottone e poi brunita per sottolineare i chiaro-scuri. Quando escono dalla fusione sono dei brutti anatroccoli un po’ bitorzoluti, chi passò al Market Natalizio sa di cosa sto parlando perché le portai per mostrare le varie fasi di produzione di queste collane, per farvi un’idea ecco come apparivano qualche mese fa fresche fresche di fusione…

In questa foto c’è anche un piccolo spoiler di una cosetta che arriverà online sabato prossimo (2 Marzo) e che non vedo l’ora di mostrarvi meglio…Nel frattempo lascio il link diretto al negozietto dove potete trovare la collana con ghianda e molti altri gioielli sempre ispirati al mondo delle piante.

ceraunavoltagioielli.etsy.com


In un campo ho veduto una ghianda:
sembrava così morta, inutile.
E in primavera ho visto quella ghianda
mettere radici e innalzarsi,
giovane quercia verso il sole.
Un miracolo, potresti dire:
eppure questo miracolo si produce
mille migliaia di volte
nel sonno di ogni autunno
e nella passione di ogni primavera.
Perchè non dovrebbe prodursi
nel cuore dell’uomo?

Kahlil Gibran

Un caro abbraccio e al prossimo articolo ♥

Virginia

Di fiori, gatti e piccoli paesaggi

Le feste sono passate, noi ci siamo riposati, abbiamo viaggiato, mangiato e passato dei momenti davvero belli in compagnia della nostra famiglia e degli amici più cari, Natale è ormai un ricordo e Gennaio è giunto con tutti i suoi impegni e tutti i suoi progetti.

Il negozio Etsy ha iniziato pian piano a riempirsi e oggi ho pubblicato il primo update del 2019 che ha come protagonisti il bronzo e l’ottone. Questo update parla di fiori e gatti, gocce incise con piccoli rami e paesaggi collinari. Ogni gioiello è realizzato a mano, spesso modellano la cera e fondendola poi in metallo con la tecnica della cera persa.

Collezione Paesaggi

Questi piccoli paesaggi hanno una lavorazione piuttosto lunga, si parte con il disegno sulla lastra di metallo e poi si inizia a traforare col seghetto. Il ciondolo è composto da due cerchi, uno traforato e uno che funge da sfondo, saldati insieme. Poi con i bulini si creano i dettagli, come l’erba e le stelle e infine si immerge il pezzo in una soluzione chiamata fegato di zolfo che crea una sfumatura nera su tutto il pezzo che andrà poi “levata” con le carte per smerigliare per creare la profondità e i chiaroscuri. Sono molto affezionata a questa linea e il mio blocco è pieno di schizzi per paesaggi futuri, adoro quello che questi piccoli mondi possono raccontare!

Dalla cera…al metallo

Questi gioielli invece sono modellati in cera e assumono delle caratteristiche uniche durante la lavorazione. Per modellare la cera si usano degli strumenti normalissimi che si usano anche per lavorare la creta (dei quali per fortuna siamo più che forniti) e una lampada molto vintage per scaldare gli strumenti e saldare la cera.

Collezione Botanica

La linea Botanica, che non nascondo essere la mia preferita, è realizzata anch’essa con questa tecnica come si può vedere nelle foto che mostrano una sorta di prima e dopo del gioiello.

La linea Botanica parla anche di piccoli fiori: nel negozio trovate questo modello in ottone o in bronzo, entrambi i fiori sono creati totalmente a mano e portano una ventata di delicatezza grezza che sa di primavera.

Ultimo esemplare della linea Botanica di cui ti voglio parlare è la goccia in ottone incisa con un piccolo ramo (piccolo per davvero trattandosi di un’incisione di circa 5 millimetri). Questo ciondolo è creato con un’altra tecnica che prevede l’utilizzo di punzoni alfanumerici, battuti a martello sul metallo in modo da lasciare la traccia del disegno impresso. Qui puoi vedere un’ingrandimento del ramo attraverso la tipica lente da orafi…

Collezione CatLady

Da vera gattara doc, (vi ricordo che abbiamo raggiunto la quota 9 gatti dopo che a settembre abbiamo adottato 3 piccoli fratellini abbandonati da qualcuno che aveva dato loro accoglienza per tutta l’estate e lasciati a loro stessi con la fine delle vacanze) non potevo non dedicare loro una linea di gioielli, che vi dico già è destinata ad ampliarsi nel tempo, per ora trovate gli anellini in bronzo e ottone, piccoli e discreti potrete cosi portare sempre con voi un ricordo dei vostri amici pelosi. Io il mio lo porto tipo anello di fidanzamento, ma l’ho già detto che ho una vena da gattara niente male 😂

Questi sono solo alcuni dei gioielli che troverete nel mio EtsyShop, per andarli a scoprire tutti clicca qui

Per qualsiasi domanda resto a disposizione per mail o per messaggio direct o messenger, il piccione viaggiatore resta un’altra valida opzione.

Con tanto affetto ❤️

Virginia

13 cose che non sai di me

Apriamo il nuovo anno con una breve e strampalata presentazione, giusto per “conoscerci” meglio e per iniziare a fare qualche piccolo passettino nella direzione che mi sono ripromessa di seguire nel 2019, ovvero di raccontarti qualcosina in più di chi c’è dietro a C’era una volta. In fin dei conti siamo piccole realtà artigianali ed è bello trasformare la nostra “piccolezza” in punto di forza: dietro ogni negozio online c’è sempre un laboratorio o una scrivania attrezzata, una o più persone che generalmente si occupano di tutto ciò che concerne il loro lavoro, dalla creazione alla fotografia, alla gestione economica, ai social e via discorrendo, quindi mi sembra davvero carino raccontarti qualcosa di me, dal momento che non c’è un confine preciso tra dove inizia C’era una volta e dove finisce Virginia…  Bando alle ciance e ciancio alle bande, iniziamo =)

1• Mi chiamo Virginia e ho 26 anni, mi sarei dovuta chiamare Clio, ma poi è uscita la macchina e i miei mi hanno fatto la grazia risparmiandomi.

Untitled design (2).jpg

2• In questa foto ho i capelli “corti” perché desidero sempre avere i capelli lunghi ma appena raggiungo il mio obiettivo non resisto e me li taglio cortissimi 😅 questa volta però sono decisissima e provo a farli crescere!

3• Ho una fissa per collezionare cose, dai sassi, ai Trudi, ai fiori, ma sopratutto colleziono Folletti, anche quelli bruttini, basta che mi “chiamino”

4• Sono convinta che sarei dovuta nascere nel Medioevo, però nella mia personale idealizzazione di esso, quindi senza peste, grazie

5• Vivo con Guido e 7 a volte 8, a volte 9 o anche 10 gatti, vicino casa inizia il bosco e questo era un sogno che avevo da bambina (@tanascura è il profilo Instagram personale, ciaccciate pure)

Untitled design (1).jpg

6• Viviamo in un posto bellissimo, in un piccolo paesino chiamato Quercianella a circa 10 km da Livorno, in una casa di fine ‘800. Dalla scorsa estate Guido ed io abbiamo deciso di condividere la nostra casa con tutti quelli che vogliono passare a visitare le nostre bellissime zone, immersi nella natura tra mare e bosco

Untitled design (3).jpg

7• Ho la passione per il giardinaggio e vorrei avere un giardino come quello del film “The secret garden” ma sto in Italia e il giardino all’inglese è un attimo difficile

8• Sarei voluta andare a vivere a Parigi, ma poi mi sono resa conto che sopporto estremamente male le città, anche quelle piccole, sicché niente, mi accontento di questi mille abitanti o poco meno del mio paesello.

9• Aver frequentato una scuola di oreficeria a Firenze è stata una delle esperienze più belle che abbia mai fatto, e vorrei prima o poi tornare a studiare per imparare di più su alcune tecniche che non ho approfondito…Le mie preferite? Incisione in stile fiorentino e traforo.

Untitled design.jpg

10• Ho studiato Lettere Orientalistiche e mi sono laureata con una tesi in Egittologia…la cosa più assurda che abbia mai studiato? Lingua armena del VI secolo d.C…non si sa mai possa tornare utile!

11• Il mio animale preferito è senza dubbio il corvo, ma mi piacciono molto anche i gufi, i cervi e le balene

12• Adoro leggere, ho iniziato con “Agostina la pagliaccia” prima di iniziare la scuola e da lì non mi sono più fermata; sono una lettrice eclettica, nel senso che passo dalla saggistica ad Harry Potter in un attimo, ma in un attimo veramente perchè ho il “vizio” di leggere diversi libri contemporaneamente.

Untitled design (4).jpg

13• Prima di approdare ai gioielli in metallo ho lavorato tantissimo con le paste polimeriche, con pietre, corna di cervo, legno, creta…insomma sono eclettica anche in materia creativa!

13 è un bel numero per concludere, non trovi? Ora qualche informazione importante: Giovedi 10 partiamo per Parigi e torniamo il 15 quindi il negozio sarà attivo ma allungherò i tempi di spedizione e il 18 GENNAIO invece ci sarà il primo UPDATE del 2019!

Se ti va lasciami un commento qui sotto e fammi sapere se abbiamo qualcosa in comune 🙂

Con affetto, Virginia

Persefone handmade

Beatrice Miliani creatrice di bijoux

C'era una volta

Gioielli artigianali di Virginia Mori Ubaldini